Come riconoscere le finte comunicazioni che usano il nome dell’INPS
Messaggi, email e siti che imitano l’INPS e promettono di «sbloccare» un aumento o un rimborso esistono da anni. Non sono sempre facili da smascherare, ma seguono quasi sempre lo stesso copione: alcuni segnali, una volta conosciuti, bastano a riconoscerli.
Capita di ricevere un SMS che annuncia un «aumento della pensione in attesa» o una email che invita a «confermare i dati» per non perdere un rimborso. Il tono è cortese, compare il logo giusto, a volte c’è persino un numero di pratica. Eppure qualcosa non torna. La buona notizia è che per difendersi non serve essere esperti di informatica: basta sapere dove guardare e non avere fretta.
Come arrivano le finte comunicazioni
I canali più usati sono tre, spesso combinati tra loro. Il primo è l’SMS: un messaggio breve, con un link, che sembra provenire da un mittente ufficiale. Il secondo è l’email, con intestazioni e colori che imitano quelli dell’Istituto. Il terzo è il sito falso, cioè una pagina che riproduce l’aspetto del portale INPS e a cui il link conduce.
Il meccanismo tecnico che li tiene insieme si chiama phishing: l’obiettivo non è informare, ma spingere la persona a inserire credenziali, codici o dati bancari su una pagina controllata da chi ha inviato il messaggio. Una volta ottenuti quei dati, vengono usati per accedere ad aree riservate o per tentare operazioni non autorizzate.
La promessa che si ripete sempre
Quasi tutti questi messaggi ruotano attorno a una stessa idea: c’è una somma «in arrivo» che però va «sbloccata», «attivata» o «confermata». Può essere presentata come un aumento, un conguaglio, un rimborso o un bonus. Il dettaglio che accomuna i raggiri è che per ottenere quel denaro verrebbe chiesto di fare qualcosa subito: cliccare, accedere, inserire l’IBAN, talvolta pagare una piccola cifra «di sblocco».
È proprio qui che conviene fermarsi. Gli aumenti e le prestazioni effettivamente riconosciuti compaiono direttamente sul cedolino e non richiedono alcuna «attivazione» a pagamento. Lo spieghiamo più in dettaglio nell’articolo dedicato al perché nessuno dovrebbe chiedere i dati bancari per «sbloccare» un aumento. Quando un messaggio lega una somma di denaro a un’azione urgente da compiere su un link, la probabilità che sia un tentativo di truffa è alta.
I segnali di allarme da conoscere
Non serve analizzare ogni parola. In genere bastano pochi elementi per far scattare l’attenzione. Ecco i più ricorrenti:
- Urgenza e minaccia: «entro 24 ore», «ultimo avviso», «il pagamento verrà annullato». La fretta serve a non farti riflettere.
- Richiesta di credenziali o dati sensibili: password, PIN, codici SPID completi, numero della carta o IBAN inseriti su una pagina raggiunta dal link.
- Link abbreviati o strani: indirizzi accorciati, pieni di lettere e numeri casuali, oppure che somigliano a «inps» ma con parole aggiunte.
- Indirizzi che non terminano in inps.it: il dominio reale è ciò che conta, non il testo mostrato nel messaggio.
- Errori di lingua o formule generiche: «Gentile utente» senza nome, frasi tradotte male, punteggiatura sbagliata.
- Richiesta di un pagamento «di sblocco»: qualunque somma chiesta per ricevere un aumento è, da sola, un segnale sufficiente a interrompere tutto.
- Allegati inattesi: file da aprire o moduli da compilare che non avevi richiesto.
Un solo segnale può bastare per diffidare. Quando se ne presentano due o più insieme, la cautela non è mai eccessiva.
Dove guardare davvero negli indirizzi e nei link
Il punto più utile da capire è che il testo di un messaggio può scrivere qualunque cosa, ma l’indirizzo verso cui porta il link no. I servizi ufficiali dell’INPS si trovano sul dominio inps.it. Un indirizzo come inps-pagamenti-online.com o area-inps.verifica.net non è dell’Istituto, anche se la pagina appare identica a quella vera.
Per controllare senza rischi, non si clicca sul link del messaggio: si apre il browser e si digita a mano www.inps.it, accedendo poi all’area riservata MyINPS con le proprie credenziali. Se una comunicazione è autentica, le informazioni che la riguardano sono disponibili lì dentro, nei servizi personali, senza bisogno di seguire alcun collegamento ricevuto via SMS o email.
Lo SPID serve ad accedere ai servizi pubblici, ma le credenziali e i codici vanno usati solo sulle pagine ufficiali. Nessun operatore legittimo chiede di «dettare» un codice SPID o un codice ricevuto via SMS per telefono o in chat.
Come comportarsi quando arriva un messaggio simile
La regola principale è semplice: non cliccare e non rispondere di getto. Un messaggio può essere letto con calma, anche a distanza di ore; nessuna prestazione realmente spettante scade perché non si è risposto a un SMS. Dopo averlo letto, conviene procedere così.
Non si aprono i link e non si inseriscono dati. Si verifica in autonomia accedendo a inps.it e all’area MyINPS, oppure chiamando i recapiti ufficiali indicati sul portale. Per la propria posizione personale ci si può rivolgere a un patronato, che offre assistenza gratuita sulle pratiche previdenziali. Se ci si è accorti del raggiro dopo aver fornito qualche dato, è utile contattare subito la propria banca e, se opportuno, presentare una segnalazione alla Polizia Postale tramite il Commissariato di P.S. online.
Capire da dove nasce un importo aiuta a non cadere nelle false promesse: il nostro articolo su come si legge davvero il cedolino della pensione mostra quali voci compongono l’assegno e perché un aumento reale è sempre tracciato lì.
Come comunica davvero l’INPS
L’Istituto mette a disposizione i propri servizi soprattutto attraverso il portale inps.it e l’area riservata MyINPS, a cui si accede con identità digitale. Le comunicazioni importanti e i documenti personali sono consultabili lì, nei servizi dedicati, non tramite link inviati a sorpresa.
Questo non significa che l’INPS non invii mai messaggi, ma che una comunicazione autentica non chiede password, PIN, codici SPID completi o dati della carta, e non pretende pagamenti per riconoscere un diritto. Un cambiamento reale, come quello raccontato nell’articolo sulla voce che nel 2026 può incidere su alcune pensioni, viene applicato dall’Istituto e compare sul cedolino: non deve essere «sbloccato» da chi lo riceve.
In caso di dubbio, a chi rivolgersi
Quando un messaggio lascia incerti, la cosa migliore è non decidere da soli sotto pressione. Si può confrontare quanto ricevuto con le informazioni presenti su inps.it, chiedere a un patronato oppure, per segnalare un tentativo di frode, consultare i canali della Polizia di Stato. Parlarne anche con un familiare di cui ci si fida è spesso il modo più rapido per vedere con chiarezza ciò che un messaggio costruito ad arte cerca di nascondere.
Diffidare di una comunicazione sospetta non comporta alcun rischio: nel peggiore dei casi si è semplicemente verificato due volte. Cedere alla fretta, invece, è esattamente ciò su cui questi raggiri contano.
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